Sono stati espressi nel 2016 gli ultimi pareri in Parlamento dal Garante per l’infanzia e dal Garante Privacy proprio sul disegno di legge in questione.

Il Garante per l’infanzia, Filomena Albanodurante l’audizione del 27 luglio 2016 presso le Commissioni riunite Affari costituzionali e lavoro della Camera, si è detta a favore della videosorveglianza, ma “con telecamere a circuito chiuso accessibili solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria e in presenza di una segnalazione”. Fondamentale però, è intervenire sulla prevenzione, con la formazione di qualità degli educatori, ha concluso Albano.

Il Garante per la privacy, Antonello Soro, è stato audito lo stesso giorno dalle Commissioni riunite e poi anche il 22 novembre 2016 dalla Commissione Lavoro proprio sul testo del disegno di legge n. 2574

Il parere espresso da Soro è iniziato da questo assunto: “La tecnologia e le telecamere non risolvono tutti i problemi”. Tuttavia il Garante Privacy ha aggiunto che “… la finalità, perseguita dalla videosorveglianza, di tutela di soggetti caratterizzati da particolare fragilità e di agevolazione della ricostruzione probatoria in caso di procedimenti volti ad accertare reati commessi negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e disabili, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno, è in via generale lecita…”.

Per cui il Garante Privacy ritiene “fondata” l’utilizzo della videosorveglianza per l’esigenza di tutela dei bambini (in particolare in età di nido) e per agevolare la ricostruzione probatoria rispetto a reati commessi nei confronti dei minori.

Infine del disegno di legge l’Autorità per la protezione dei dati personali critica la legittimazione dell’impiego delle telecamere (no webcam) in modo sistematico e generalizzato quando la tutela dei soggetti fragili può avvenire efficacemente anche con mezzi meno invasivi.

In sostanza per l’Authority le registrazioni sono ammesse soltanto in presenza di fattori di rischio specifici per l’incolumità dei bambini, perché, ha concluso nell’audizione del 22 novembre 2016, “la tecnica non potrà mai sostituire ‘l’uomo’, nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza di soggetti particolarmente vulnerabili. In questo senso, sono certamente da condividere le norme del disegno di legge approvato alla Camera ad investire sulla formazione degli operatori, ad introdurre sistemi di controlli più articolati ed efficaci che coinvolgano attivamente il personale tutto e, se del caso, le famiglie stesse senza comprometterne il rapporto fiduciario”.

La delicata questione adesso è nelle mani del nuovo Parlamento.

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